Servizi commerciali nelle aree rurali

    In Piemonte nel quinquennio 2012-2016 il numero dei negozi localizzati al di fuori dei centri commerciali è sceso da 67.707 a 66.374 (- 2%). Si assiste a una grave e continua flessione del numero di esercizi nelle aree rurali C2 (-8,3% tutte le dimensioni e -8,6% solo esercizi di vicinato) e in quelle con problemi di sviluppo (-3,8% e -3,8%).In controtendenza il dato delle aree ad agricoltura specializzata, per le quali si riscontra una crescita del numero di esercizi dello 0,6% che sale all’1,6% considerando solo quelli di vicinato.

    Il macro settore merceologico più in difficoltà sembra essere quello degli esercizi non alimentari che nel quinquennio di analisi (2012-16) ha perso il 4,5% delle unità a livello regionale e soprattutto ha segnato una contrazione del 9,3% nelle aree C2 e del 5,2% nelle aree D. Sempre nelle aree rurali si nota una forte riduzione degli esercizi misti. Come evidenziato già nel rapporto Piemonte Rurale 2017, le ragioni della crisi dei negozi non alimentari sono in ampia misura da ricercarsi nella maggiore competitività dei centri commerciali e delle piattaforme di vendita online, oltre che nel declino della domanda locale.

    Bar, ristoranti e in genere gli esercizi pubblici e privati che offrono attività di svago, oltre che costituire un servizio essenziale per i residenti, sono un elemento dell’offerta turistica, settore su cui le aree rurali hanno diffusamente investito. I dati del quinquennio 2012-2016 forniti dall’Osservatorio regionale del Commercio confermano le profonde divergenze di sviluppo tra le diverse aree del Piemonte. I territori rurali più marginali della regione (C2 e D) mostrano infatti una tendenza alla diminuzione degli esercizi in questo settore, a fronte di una dinamica robusta nelle aree C1, le colline del vino in cui è trainante il fenomeno enoturistico.

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